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giovedì 12 maggio 2011

Thunder a valanga… 3-2 per Durant & Co. By riccardo

Recap: Era prevedibile che il triplo overtime avrebbe “toccato” mentalmente e fisicamente questi Memphis fin qui epici nei playoffs 2011; e Oklahoma non poteva non approfittarne, quindi… giocando una partita insolitamente di squadra con una circolazione di palla precisa ed una suddivisione dei tiri stile Celtics 2010… i Thunder centrano un successo fondamentale in vista delle Finali di Conference e “asfaltano” con estrema facilità i Grizzlies in questo Pivotal Game senza storia; influenzato da ciò che è accaduto 48 ore prima in gara 4. E dire che Hollins ancora una volta le aveva studiate tutte, giostrando Tony Allen, a seconda della situazione, da Durant a Westbrook, oppure cercando delle soluzioni che bloccassero alla fonte la costruzione del gioco avversario… però non c’è stato niente da fare, e Brooks per la prima volta ha dato cenni di ottima gestione e visione del match, sfruttando al meglio il duo Perkins-Ibaka, e oscurando il gioco sotto canestro dei Grizzlies. Non bastasse ha governato al meglio le “fortune” di Westbrook, ha coordinato alla perfezione le rotazioni, ed infine ha fatto respirare a tutto il roster l’aria di PO, Nate Robinson compreso.
Nel complesso va evidenziato come Memphis sia stata in scia dei padroni di casa solo nel primo quarto, andando in vantaggio nei primi minuti di gioco per 6-0 e a seguire sul 14-10, per poi farsi impattare a quota 17 da un Harden ispirato con 5 punti consecutivi. Di lì in poi si è spenta la luce: Westbrook ha imperversato senza sosta, tra assist (6 in tutto), triple in transizione e scarichi per i compagni. Durant dall’altra parte ha svolto bene il suo compito stancando la difesa di Memphis e propiziando il parziale di 8-0 che ha scalfito e non poco la già fragile resistenza degli ospiti. Un 8-0 di parziale che ha permesso in pratica ad Oklahoma di chiudere il primo tempo sul +11 (46-35), con Perkins a fare la voce grossa, ed un Randolph al contrario impantanato in problemi di falli.
Ci si aspetta la contromossa Hollins e la reazione dei vari Conley, Mayo o Allen, ma sarà una speranza vana. Memphis è troppo scossa, caotica, imprecisa, viene dominata a rimbalzzo (50-33) e le percentuali dal campo lasciano senza parole (35% da 2, 25% da 3). Oklahoma quindi nella terza frazione piazza altri due break decisivi, il primo mini-break conduce al massimo vantaggio sul +13, il secondo parziale invece, dopo il -9 griffato da Gasol, porta i padroni di casa al nuovo massimo vantaggio sul +18, con Hollins oramai incapace di raddrizzare la situazione venutasi a creare.
Harden, Collison e Ibaka scrivono 9 punti, con 20 rimbalzi in combinata. Cook punisce da tre, e per lui ci saranno 18 punti con 4/5 dalla lunga distanza. Westbrook & Durant invece andranno per gli 11 e 19 punti a testa, gestendo al meglio il ritmo partita, e poi lasciando spazio alle varie armi tattiche in mano a Brooks, che come detto in precedenza ‘stavolta non sbaglia una mossa.
Sul finire della terza frazione Oklahoma tocca il +19 (71-52). Non c’è spazio per rimonte storiche, nè per tiri miracolosi, Memphis è con la testa già a gara 6, e se vorrà portare la serie alla settima, avrà bisogno di cancellare dalla mente le partite fin qui giocate. Il quarto conclusivo si trasforma in puro garbage time, entrano tutti, ed i polli sono già fuggiti dal recinto. Oklahoma a valanga punisce severamente i Grizzlies e affonda la lama in profondità. Un +27 duro da digerire (99-72), un +27 che forse questi Memphis non avrebbero meritato di subire, ma questo è anche il bello della pallacanestro, ovvero la sua cruda intangibile verità. I volti sulla panchina di coach Hollins parlano da soli, i Thunder sentono odore di finale.
Gara 6: Hollins dovrà trovare un modo per riappropriarsi del pitturato, dare più minuti a Battier in marcatura su Durant, e spostare definitivamente Allen su Westbrook. Conley dal canto suo dovrà ritrovare il suo gioco e non pensare troppo a gara 4, e il discorso non coinvolge solo lui, anzi Randolph per primo deve rendersi conto che c’è ancora una serie da giocare, ed il suo apporto è fondamentale; non può farsi schiacciare dal problema falli e lasciare da solo Gasol contro due belve da combattimento quali Perkins ed Ibaka. Brooks ad un passo dalle Finali di Conference dovrà tenere ferme le redini dello spogliatoio, e dovrà creare un piano partita che fissi un definitivo equilibrio tra la panchina, il gioco in post dei lunghi, la circolazione fluida della palla e gli egoismi vari di Durant e Westbrook. Se riuscirà a farlo… il 4-2 è dietro l’angolo.
MVP: Westbrook per come ha saputo leggere alla perfezione la partita. Come vincere un match di vitale importanza scrivendo a tabellino solo 11 punti, 6 assist, 3 rimbalzi ed 1 palla rubata. La maturità del campione arriva dalle piccole cose, dai particolari insignificanti per la massa. Questa è la strada giusta, un mix perfetto tra altruismo e foga atletica istintiva. Che Brooks abbia compreso il segreto?
Dichiarazioni post-partita:
“NBA players have the hearts of champions, I don’t know if fatigue was a factor for them but it wasn’t on our end.”
– Thunder coach Scott Brooks
“We were physically down and we were mentally down but we’re not making any excuses. Our starters were running in mud for a while out there in the second quarter and it was Katy bar the door after that.”
– Grizzlies coach Lionel Hollins
“Fatigue wasn’t as much an issue as effort when we got down we gave up too easily.”
– Marc Gasolhttp://www.playitusa.com/nba/2011/05/7567/thunder-a-valanga-3-2-per-durant-co/

Rose, Deng e Gibson sono le armi in più di Chicago: 3-2! By xandro24

Quando due squadre si trovano sul punteggio di 2-2 in una serie di play-off, Gara-5 assume una grande importanza per l’esito della rivalità. Lo sapevano bene i Chicago Bulls e gli Atlanta Hawks, che si sono affrontate in una partita difficile allo United Center.
L’ha spuntata Chicago, grazie ad un ottimo ultimo quarto e alle grandi doti del proprio leader, Derrick Rose, ma anche grazie ad altri giocatori come Taj Gibson, Luol Deng e Keith Bogans.
E’ stata una vittoria del gruppo e, sebbene questa squadra si porti dietro ancora degli interrogativi da risolvere, si sta togliendo belle soddisfazioni nel corso di questa post-season.
Ma andiamo a vedere l’andamento dell’incontro. I quintetti titolari sono quelli di Gara-4, con Larry Drew che ripropone Jason Collins nel ruolo di centro e retrocede Marvin Williams in panchina. Nulla cambia, invece, tra le fila degli uomini di Thibodeau.
Chicago parte forte e va subito in vantaggio per 10 a 2, ed allunga il proprio vantaggio fino ai 15 punti (32-17). Gli Hawks ricuciono un po’ lo strappo e chiudono il quarto sotto di 11 punti (32-21).
Nel secondo periodo Atlanta continua ad avere l’inerzia della partita leggermente dalla propria parte, trascinata da un ottimo Pachulia (11 punti) che fa la differenza soprattutto in attacco. Ma per i padroni di casa ci pensa Rose ad essere aggressivo, ed essi finiscono il primo tempo nuovamente avanti di 6 lunghezze (48-42).
Al rientro dall’intervallo lungo Atlanta, grazie soprattutto ad uno scatenato Teague, torna definitivamente in partita e riesce anche a portarsi avanti per la prima volta nella serata, grazie ad un canestro di Smith che vale il 64-63. Si entra nell’ultimo quarto sul punteggio di 69-68 in favore dei Bulls.
I padroni di casa aprono l’ultimo quarto con un parziale di 9-0, propiziato da uno splendido Rose che alterna entrate a canestro con assist per i compagni. Decisivo anche Gibson con i suoi 11 punti tutti segnati nell’ultimo quarto, e Omer Asik con la sua difesa. La partita finisce 95-83 per i Bulls, ed è un successo importantissimo che dà ai ragazzi di Thibodeau il vantaggio per 3-2 nella serie.
QUI BULLS: COSA E’ ANDATO, COSA NO
Innanzitutto la vittoria conseguita da Rose e compagni è veramente importante, perchè adesso avranno due partite per chiudere la serie, di cui una eventuale Gara-7 in casa. Ma sarà fondamentale non adagiarsi sugli allori e chiudere i conti già in Gara-6, anche se Atlanta non è un campo facile da espugnare.
Per quanto riguarda Gara-5, c’è da dire che Thibodeau stavolta ha azzeccato moltissime scelte, alcune delle quali anche coraggiose. Il coach ha dato maggiore spazio a Gibson e Asik, facendoli giocare rispettivamente 25 e 20 minuti, e i due giocatori lo hanno ripagato con un ottimo contributo in attacco (Gibson ha segnato 11 punti, tutti nel quarto periodo e con un perfetto 5 su 5 al tiro) e in difesa (dove Asik si è fatto valere).
D’altronde, sotto canestro Boozer è infortunato e Noah ha giocato una partita mediocre. Quest’ultimo non ha segnato nemmeno un punto e pure in fase difensiva non ha dato la solita carica ed il solito, fondamentale contributo. Poco male, visto che ci hanno pensato le due riserve a mettere su un ultimo quarto di altissimo rilievo.
Un’altra scelta felice è stata quella di limitare tantissimo il minutaggio di Korver, che infatti ha giocato appena 4 minuti in questa gara. Egli è un tiratore ma finora ha fatto più danni che altro in questa serie…meglio puntare sulla sostanza di Brewer e di Bogans, come abbiamo visto.
Infine, eccellente il contributo di Rose e di Deng, i due veri trascinatori dei Bulls. Rose ha segnato 33 punti tirando piuttosto bene (11 su 24), e vederlo attaccare il canestro è un piacere. Inoltre, il suo ultimo quarto è stato molto buono dal punto di vista offensivo, e direi che non è poco.
Deng invece c’è sempre, anche se non lo senti. 46 minuti giocati, 23 punti, lavoro sporco in difesa…davvero un contributo di qualità.
QUI HAWKS: COSA E’ ANDATO, COSA NO
Vincere a Chicago non era semplice, ma neanche impossibile. Gli Hawks sono rimasti pienamente in partita fino a metà ultimo quarto, quando hanno iniziato a subire un parziale troppo grande per poter recuperare in così breve tempo.
Coach Larry Drew ha scelto di accorciare ulteriormente la rotazione, e questo è sicuramente un problema da risolvere in vista della prossima stagione. Sono stati utilizzati praticamente solo 7 giocatori, con un Marvin Williams che ormai è sempre più un oggetto misterioso.
Da titolare inamovibile, infatti, Williams è passato ad essere una riserva poco utilizzata. Coach Drew ha scelto di affidarsi ai giocatori più rodati, ma inevitabilmente essi hanno pagato dazio nell’ultimo quarto.
Per quanto riguarda i (pochi) giocatori utilizzati, va segnalata la serata stortissima di Crawford, che ha segnato appena 2 punti con un pessimo 1 su 9 al tiro, ed un Joe Johnson che non è mai stato veramente “dentro” alla partita.
Johnson ha chiuso con 15 punti, ma ha anche tirato 15 volte a canestro e si è procurato pochissimi falli (appena 2 viaggi in lunetta per lui). Il leader di Atlanta è stato troppo poco aggressivo, e dovrà cercare di trascinare maggiormente i suoi compagni in Gara-6.
Chi ha giocato bene invece è stato Teague, che ha messo a segno 21 punti ed ha pure distribuito 7 assist. Certo, in difesa ha sofferto tremendamente Rose, ma è anche vero che i suoi compagni non gli hanno dato una grossa mano.
DICHIARAZIONI POST-PARTITA
Derrick Rose (Chicago Bulls): “è bello giocare contro una squadra forte, ed indubbiamente Atlanta lo è. Il nostro allenatore ci dice sempre che dobbiamo attraversare le difficoltà insieme, e credo che lo stiamo facendo bene. Ogni serie di play-off è come un test per noi, e ogni volta dobbiamo essere pronti ad analizzare i risultati”
Josh Smith (Atlanta Hawks): “la serie non è finita. Adesso dobbiamo andare da noi giovedì per giocare Gara-6, e dovremo mettere grande energia sul campo. La priorità è tenere Rose fuori dalla nostra area, se ci riusciamo allora aumentiamo di molto le nostre possibilità di vittoria. La gomitata di Boozer? Lui mi ha colpito dopo che avevo schiacciato, e nessuno deve permettersi un gesto del genere. Non importa chi sei, non puoi farlo e basta”http://www.playitusa.com/nba/2011/05/7545/rose-deng-e-gibson-sono-le-armi-in-piu-di-chicago-3-2/

Miami è in finale di conference By Alessandro Giovanelli





Signore e signori, sipario. Il sipario si chiude su una serie splendida, chiusa 4-1 dagli Heat ai danni di una squadra con un cuore immenso, che ha combattuto fino all’ultimo tutte e 5 le gare giocate, e che certamente non merita lo scarto che il campo ha decretato.

Vedere Boston, senza Rondo, e senza gli O’Neal lottare tutta la gara per poi arrendersi solo negli ultimi secondi non è cosa da poco. Non è cosa da poco però vedere un Wade immarcabile e poetico in mezzo al campo e un James, silente o quasi per 35 minuti, che vince la partita segnando 10 punti in fila di indubbia onnipotenza cestistica.
L’euforia a fine gara dei big three di Miami è tanta, forse eccessiva, forse è l’euforia di credeva che Boston sarebbe stato l’ostacolo più duro, forse l’unico (eliminati i Lakers), prima dell’agognato titolo.
Vedere le facce degli altri big three, i campioni del 2008, lasciare il campo consapevoli di aver perso l’ultimo treno, con qualche indubbio rammarico, mi ha personalmente commosso.
La sconfitta dei Celtics completa il cambio della guardia; dopo i Lakers, sweppati da Dallas, cadono anche i Celtics, una squadra di campioni ma allo stesso tempo leoni; da Rondo, che gioca il primo quarto con un braccio ed una gamba sola, da Pierce che non vuole uscire con 4 falli, da West che schiaccia sulla testa di Bosh, fino al fondo della panchina, più volte raschiato da coach Rivers.
L’immagine, nel primo quarto, di Rajon Rondo che esce dal campo, e disteso sul pavimento, ansima, dopo aver vissuto 12 minuti di convivenza con un dolore evidentemente atroce, resterà indelebile nella storia di questa serie, di questa squadra e di questo sport.
Probabilmente, questa sconfitta dei Celtics produrrà effetti anche “in alto”; dal mago Doc Rivers, che ha probabilmente allenato l’ultima partita con i Celtics, ai Big three, che verranno coinvolti in una difficile trade, per ringiovanire la squadra e renderla competitiva, o quasi, da subito.
Inutile girare intorno alla trade che ha portato Jeff Green; sarei pronto a scommettere che, alla luce dell’eliminazione, i giornali del Massachussets si abbatteranno contro Danny Ainge e la sua scelta di dar via Kendrick Perkins; forse, nel fondare un nucleo vincente nei prossimi anni Green sarà importante, certo è che stanotte, senza voler fare in alcun modo polemica, ha sbagliato passaggi e perso palloni di chi non dovrebbe giocare una partita così importante, in un momento così importante.
Come detto, Rondo (sicuramente per scelta sua) parte in quintetto e gioca l’intero primo quarto; senza correre, usando solo la destra e soffrendo, dando l’impressione non così velata di non poter essere della partita.
Nelle prime frazioni Boston va ripetutamente in vernice da Garnett, cercando di coinvolgerlo il più possibile dopo la, statisticamente parlando, peggior partita della sua carriera. The Revolution risponde, e vince diversi duelli contro Bosh.
Anche Pierce e Allen trovano buone soluzioni, mentre West gioca senza paura e sostituisce Rondo più che degnamente. I padroni di casa invece si affidano a Wade, strepitoso, e non mi sento di aggiungere altro. Miami è sempre avanti, ma alla vigilia del quarto periodo, Spoelstra mette Anthony su Garnett limitando il fuoriclasse da Ferragut, riesce a correre con più continuità e con una schiacciata di Wade (34 punti e 10 rimbalzi), riporta la gara in parità.
Il quarto periodo sta per iniziare, ma le telecamenre di TNT cercano la panchina dei Celtics, simile ad un’infermeria, che vede infortunati e soggetti a cure sia Rondo che J.O’Neal; spazio dunque per Krstic, che ha trovato qualche buon tiro dalla media distanza.
A 5 minuti dalla fine, dopo un gran canestro di Garnett, Boston è sopra di 6, ma Lebron decide di voler vincere la partita, e che, tornare a Boston non sarebbe stato un vantaggio. Lascia partire una fucilata che serve Jones per un tiro da 3, poi attira il raddoppio e regala la schiacciata del pareggio a Bosh; ma non è finita, arriva il momento del tiro che uccide la partita; al seguito di 23 secondi di smasmodica difesa di Boston, Lebron punisce l’aggressività selvaggia degli ospiti lasciando andare la tripla del +3.
Boston vuole anche lei il gioco da tra punti; Pierce batte James dal palleggio, aspetta l’aiuto di Anthony, scarica per Green, che non riceve il pallone, registrando l’ennesima palla persa, fotografia di una partita, ed in particolare un trasferimento, discutibile a dir poco.
Il palco è sempre per il prescelto, che segna altri 5 punti in un amen, e seppellisce definitivamente gli avversari.
Il resto sono solo urla, da una parte, e consapevolezza, dall’altra, che qualcosa di meraviglioso è finito.http://www.playitusa.com/nba/2011/05/7556/miami-e-in-finale-di-conference/