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giovedì 12 maggio 2011

Miami è in finale di conference By Alessandro Giovanelli





Signore e signori, sipario. Il sipario si chiude su una serie splendida, chiusa 4-1 dagli Heat ai danni di una squadra con un cuore immenso, che ha combattuto fino all’ultimo tutte e 5 le gare giocate, e che certamente non merita lo scarto che il campo ha decretato.

Vedere Boston, senza Rondo, e senza gli O’Neal lottare tutta la gara per poi arrendersi solo negli ultimi secondi non è cosa da poco. Non è cosa da poco però vedere un Wade immarcabile e poetico in mezzo al campo e un James, silente o quasi per 35 minuti, che vince la partita segnando 10 punti in fila di indubbia onnipotenza cestistica.
L’euforia a fine gara dei big three di Miami è tanta, forse eccessiva, forse è l’euforia di credeva che Boston sarebbe stato l’ostacolo più duro, forse l’unico (eliminati i Lakers), prima dell’agognato titolo.
Vedere le facce degli altri big three, i campioni del 2008, lasciare il campo consapevoli di aver perso l’ultimo treno, con qualche indubbio rammarico, mi ha personalmente commosso.
La sconfitta dei Celtics completa il cambio della guardia; dopo i Lakers, sweppati da Dallas, cadono anche i Celtics, una squadra di campioni ma allo stesso tempo leoni; da Rondo, che gioca il primo quarto con un braccio ed una gamba sola, da Pierce che non vuole uscire con 4 falli, da West che schiaccia sulla testa di Bosh, fino al fondo della panchina, più volte raschiato da coach Rivers.
L’immagine, nel primo quarto, di Rajon Rondo che esce dal campo, e disteso sul pavimento, ansima, dopo aver vissuto 12 minuti di convivenza con un dolore evidentemente atroce, resterà indelebile nella storia di questa serie, di questa squadra e di questo sport.
Probabilmente, questa sconfitta dei Celtics produrrà effetti anche “in alto”; dal mago Doc Rivers, che ha probabilmente allenato l’ultima partita con i Celtics, ai Big three, che verranno coinvolti in una difficile trade, per ringiovanire la squadra e renderla competitiva, o quasi, da subito.
Inutile girare intorno alla trade che ha portato Jeff Green; sarei pronto a scommettere che, alla luce dell’eliminazione, i giornali del Massachussets si abbatteranno contro Danny Ainge e la sua scelta di dar via Kendrick Perkins; forse, nel fondare un nucleo vincente nei prossimi anni Green sarà importante, certo è che stanotte, senza voler fare in alcun modo polemica, ha sbagliato passaggi e perso palloni di chi non dovrebbe giocare una partita così importante, in un momento così importante.
Come detto, Rondo (sicuramente per scelta sua) parte in quintetto e gioca l’intero primo quarto; senza correre, usando solo la destra e soffrendo, dando l’impressione non così velata di non poter essere della partita.
Nelle prime frazioni Boston va ripetutamente in vernice da Garnett, cercando di coinvolgerlo il più possibile dopo la, statisticamente parlando, peggior partita della sua carriera. The Revolution risponde, e vince diversi duelli contro Bosh.
Anche Pierce e Allen trovano buone soluzioni, mentre West gioca senza paura e sostituisce Rondo più che degnamente. I padroni di casa invece si affidano a Wade, strepitoso, e non mi sento di aggiungere altro. Miami è sempre avanti, ma alla vigilia del quarto periodo, Spoelstra mette Anthony su Garnett limitando il fuoriclasse da Ferragut, riesce a correre con più continuità e con una schiacciata di Wade (34 punti e 10 rimbalzi), riporta la gara in parità.
Il quarto periodo sta per iniziare, ma le telecamenre di TNT cercano la panchina dei Celtics, simile ad un’infermeria, che vede infortunati e soggetti a cure sia Rondo che J.O’Neal; spazio dunque per Krstic, che ha trovato qualche buon tiro dalla media distanza.
A 5 minuti dalla fine, dopo un gran canestro di Garnett, Boston è sopra di 6, ma Lebron decide di voler vincere la partita, e che, tornare a Boston non sarebbe stato un vantaggio. Lascia partire una fucilata che serve Jones per un tiro da 3, poi attira il raddoppio e regala la schiacciata del pareggio a Bosh; ma non è finita, arriva il momento del tiro che uccide la partita; al seguito di 23 secondi di smasmodica difesa di Boston, Lebron punisce l’aggressività selvaggia degli ospiti lasciando andare la tripla del +3.
Boston vuole anche lei il gioco da tra punti; Pierce batte James dal palleggio, aspetta l’aiuto di Anthony, scarica per Green, che non riceve il pallone, registrando l’ennesima palla persa, fotografia di una partita, ed in particolare un trasferimento, discutibile a dir poco.
Il palco è sempre per il prescelto, che segna altri 5 punti in un amen, e seppellisce definitivamente gli avversari.
Il resto sono solo urla, da una parte, e consapevolezza, dall’altra, che qualcosa di meraviglioso è finito.http://www.playitusa.com/nba/2011/05/7556/miami-e-in-finale-di-conference/

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