Nel complesso va evidenziato come Memphis sia stata in scia dei padroni di casa solo nel primo quarto, andando in vantaggio nei primi minuti di gioco per 6-0 e a seguire sul 14-10, per poi farsi impattare a quota 17 da un Harden ispirato con 5 punti consecutivi. Di lì in poi si è spenta la luce: Westbrook ha imperversato senza sosta, tra assist (6 in tutto), triple in transizione e scarichi per i compagni. Durant dall’altra parte ha svolto bene il suo compito stancando la difesa di Memphis e propiziando il parziale di 8-0 che ha scalfito e non poco la già fragile resistenza degli ospiti. Un 8-0 di parziale che ha permesso in pratica ad Oklahoma di chiudere il primo tempo sul +11 (46-35), con Perkins a fare la voce grossa, ed un Randolph al contrario impantanato in problemi di falli.
Harden, Collison e Ibaka scrivono 9 punti, con 20 rimbalzi in combinata. Cook punisce da tre, e per lui ci saranno 18 punti con 4/5 dalla lunga distanza. Westbrook & Durant invece andranno per gli 11 e 19 punti a testa, gestendo al meglio il ritmo partita, e poi lasciando spazio alle varie armi tattiche in mano a Brooks, che come detto in precedenza ‘stavolta non sbaglia una mossa.
Sul finire della terza frazione Oklahoma tocca il +19 (71-52). Non c’è spazio per rimonte storiche, nè per tiri miracolosi, Memphis è con la testa già a gara 6, e se vorrà portare la serie alla settima, avrà bisogno di cancellare dalla mente le partite fin qui giocate. Il quarto conclusivo si trasforma in puro garbage time, entrano tutti, ed i polli sono già fuggiti dal recinto. Oklahoma a valanga punisce severamente i Grizzlies e affonda la lama in profondità. Un +27 duro da digerire (99-72), un +27 che forse questi Memphis non avrebbero meritato di subire, ma questo è anche il bello della pallacanestro, ovvero la sua cruda intangibile verità. I volti sulla panchina di coach Hollins parlano da soli, i Thunder sentono odore di finale.
MVP: Westbrook per come ha saputo leggere alla perfezione la partita. Come vincere un match di vitale importanza scrivendo a tabellino solo 11 punti, 6 assist, 3 rimbalzi ed 1 palla rubata. La maturità del campione arriva dalle piccole cose, dai particolari insignificanti per la massa. Questa è la strada giusta, un mix perfetto tra altruismo e foga atletica istintiva. Che Brooks abbia compreso il segreto?
Dichiarazioni post-partita:
“NBA players have the hearts of champions, I don’t know if fatigue was a factor for them but it wasn’t on our end.”
– Thunder coach Scott Brooks“We were physically down and we were mentally down but we’re not making any excuses. Our starters were running in mud for a while out there in the second quarter and it was Katy bar the door after that.”
– Grizzlies coach Lionel Hollins“Fatigue wasn’t as much an issue as effort when we got down we gave up too easily.”
– Marc Gasolhttp://www.playitusa.com/nba/2011/05/7567/thunder-a-valanga-3-2-per-durant-co/

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