Il ciclo delle powerhouse che hanno fatto la storia della Lega nell’ultimo decennio (Spurs, Lakers, forse i Celtics) si sta dunque esaurendo; anche se si sapeva che prima o poi questo sarebbe avvenuto, pochi si aspettavano che accadesse in maniera così fragorosa e repentina.
Improvvisamente, dopo anni, la NBA si ritrova senza certezze, senza padroni: una splendida premessa per Playoffs finalmente impronosticabili, senza mostri sacri imbattibili.
E’ una goduria per gli appassionati, e una grande occasione per squadre che da anni attendono nell’ombra la loro chanche.
Memphis non aveva mai vinto una partita di post season fino ad un mese fa, e da sempre era più nota per i suoi disastri in sede di draft (Thabeet su tutti) o trade (la famosa Kwame-Gasol del 2008) che per i suoi risultati sportivi. Ora, con una squadra di ex scarti ed ex reietti diretti mirabilmente da coach Hollins e senza nulla da perdere, hanno l’occasione della vita di arrivare alle Finali di Conference.
Atlanta, dal canto suo, è da anni che prova ad arrampicarsi in vetta alla Eastern, salvo vedere le proprie aspirazioni infrangersi senza tanti complimenti nei Playoffs. Ma quest’anno la musica sembra cambiata: eliminata la bestia nera Orlando, ora se la gioca alla pari con i Bulls dell’MVP Rose, sfruttando un quintetto più equilibrato e le direttive del nuovo coach Larry Drew, oltre alla lucida follia di Crawford nei finali di partita.
Dallas infine, sembra al momento la grande favorita: buttati finalmente alle spalle i fantasmi del 2006, sono risorti nella serie con Portland e sono andati a giocare il loro miglior basket di sempre nella serie contro i Lakers.
Kidd è sembrato ringiovanito in difesa contro Kobe, Stojakovic addirittura risorto, mentre per Terry e Nowitzki gli anni sembrano davvero non passare mai. In più coach Carlisle – il classico allenatore a cui sembra sempre mancare un centesimo per fare il fatidico dollaro – ha finalmente portato tranquillità ad una squadra abituata a crollare nei momenti chiave.
Per i Mavs è veramente l’occasione della vita: prima che i giocatori chiave diventino ancora più vecchi, prima che le nuove dinastie in divenire riescano ad insediarsi (Miami? Oklahoma? Chicago?) devono sfruttare questo momento in cui sono i più esperti, i più profondi e più talentuosi fra le varie squadre rimaste in lizza.
Cuban e soci: se non ora, quando?http://www.playitusa.com/editoriale/2011/05/7419/nba-playoffs-2011-la-grande-occasione/

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