Si poteva fare molto di più: la Regular Season dei Lakers
(Nota per i lettori) Mi devo scusare per la poca attività del blog in questo periodo. La cosa si prolungherà anche alla prossima settimana, causa esami e tesi di laurea che incombono. In ogni caso, troverò certamente il modo di aggiornarvi e dire la mia sull’imminente inizio dei playoffs contro i New Orleans Hornets.
Non ci interessa delle polemiche che hanno colpito Kobe Bryant, multato di ben 100.000 dollari per aver insultato l’arbitro in maniera definita “anti-gay”. Polemiche che non hanno nulla a che vedere con quello che i Lakers si sono giocati in quest’inizio di settimana e si giocheranno a partire da domenica 17.Infatti finalmente è finita la regular season. Una stagione fatta di alti e bassi, di sofferenze e gioie. Stati d’animo diversi da settimana a settimana che hanno confermato l’indole indecifrabile di questi Lakers. Ma d’altronde nel titolo del blog c’è la parola Romanzo, termine che calza a pannello alla squadra di coach Phil Jackson dopo tutto quello che ha fatto passare ai propri tifosi durante l’anno.
Se non fosse stato per la tripla di Kobe Bryant a 8 secondi dalla fine della gara di Sacramento, la postseason sarebbe iniziata in salita: contro una delle squadre più in palla (Portland) e con il fattore campo sfavorevole in un eventuale semifinale di conference (contro Dallas). Invece il vantaggio di 22 punti che ad un certo punto avevano i Lakers non è stato del tutto buttato, perché nel successivo overtime verrà raggiunto l’obiettivo del secondo posto a Ovest e la sfida ai New Orleans Hornets, scenario preferito dai gialloviola sin dalla settimana dell’All-Star game.
IL MEGLIO
Kobe Bryant
Il Black Mamba è sicuramente uno dei motivi principali, se non il più importante, per il quale i Lakers sono considerati i favoriti anche quest’anno. I suoi numeri, a 32 anni suonati e con mille piccoli infortuni, non mentono: 25.2 punti, 4.7 assist e 5.1 rimbalzi per 82 gare giocate. Il dato delle presenze è sempre più sorprendente, vista l’età e gli acciacchi, ma la voglia e lo spirito di competizione del non più tanto ragazzo Kobe, fanno e faranno ancora la differenza rispetto alle altre superstar. Agli “haters” interesserà più la storia dell’insulto “omofobico”: noi ci chiediamo, chissenefrega della multa e di paroline dettate da momenti in cui l’emotività prende il sopravvento? Niente, perché l’uomo da battere veste sempre la maglia numero 24. E quasi ci si dimentica che è già il sesto marcatore di tutti i tempi, quest’anno ne ha superato solo 4, and counting..
Andrew Bynum
Nessun danno al ginocchio. Fortunatamente la risonanza magnetica è andata bene, e Bynum sarà disponibile sin dall’inizio della postseason. Al momento dell’infortunio di Drew contro gli Spurs, lo Staples Center si era raggelato per un semplice motivo: il bimbo stava segnando la differenza fra i Lakers da threepeat e i Lakers da semplice comparsa. L’impatto avuto dal numero 17 è stato devastante sugli attacchi avversari e ha permesso a Gasol e Odom di respirare e gestire le proprie prestazioni e i propri minutaggi con parsimonia. 11 punti a gara, conditi dalla bellezza di 9.4 rimbalzi sono un ottimo tabellino per un giocatore che ha sofferto tanto i problemi al ginocchio destro e ha per questo motivo giocato solo 54 partite. Inutile dire che se l’infortunio occorsogli contro gli Spurs si fosse rivelato importante non staremmo qui a parlare con fiducia dell’inizio della postseason.
Lamar Odom (Il nostro MVP in gialloviola)
Probabilmente i Lakers avrebbero qualche W in meno e molte L in più se non fosse stato per Lamar Odom. Il numero 7 gialloviola ha mostrato tutto il suo repertorio ad altissimi livelli in una stagione che a livello statistico non sarà la sua migliore, ma che è certamente quella in cui ha dato il maggior contributo in termini di impatto fisico e tecnico nella squadra. Quando c’è stato da partire in quintetto oppure dalla panchina, Lamarvellous ha sempre risposto presente e ha chiuso la stagione con una media di 14.6 punti, 3 assist e ben 8.7 rimbalzi a partita. E’ per noi l’MVP della squadra, oltre a Kobe, per la sua capacità innata di alzarsi dalla panchina e cambiare il volto alla gara non solo grazie al suo talento offensivo ma anche grazie alla sua grande intelligenza difensiva. Peccato che sia occupato un po’ troppo a fare reality show e che ogni tanto continua a spegnersi in maniera stucchevole, ma almeno per quest’anno il titolo di sesto uomo non può che essere suo.
DA RIVEDERE
Difesa in generale
Per una squadra che punta al suo terzo titolo essere solo l’ottava difesa in assoluto in termini di punti concessi è forse poco rimarchevole. Durante la corsa da 17 vinte e 1 perse abbiamo però visto un ottima difesa perimetrale e contro le penetrazioni avversarie. E’ stato un periodo positivo soprattutto difensivamente ma in generale la carenza di efficacia contro i pick & roll avversari potrebbe sortire effetti negativi. Proprio questo è l’aspetto difensivo su cui i Lakers debbono concentrarsi poiché se i piccoli avversari (penso per esempio a Paul o Westbrook) decideranno che è il caso di attaccare in questo modo, allora ci sarà sicuramente da soffrire, vista la poca efficacia difensiva di Blake e Fisher. E’ invece pacifico che, finchè ci sarà il cosiddetto mostro a tre teste (Lamar, Pau e Drew) i lunghi avversari avranno poca vita facile sotto le plance.
L’approccio di moltissime gare
Il problema difensivo è strettamente correlato all’approccio offerto dai Lakers in determinate partite. Prendere più di 100 punti da squadre come Cavaliers o Bucks non può rappresentare un problema tecnico, ma essenzialmente di testa o al massimo di carattere fisico (nel senso di voler gestire le energie). Ecco perché questo brutto aspetto non preoccupa in vista dei playoffs: è la parte preferita dai ragazzi di Phil Jackson e dal coach stesso, quindi difficilmente vedremo brutti parziali ad inizio partita, anche perché è un classico problema esclusivamente da regular season sin dai tempi dello showtime targato Magic.
La panchina
Questo è seriamente l’aspetto più preoccupante per lo staff e per i tifosi. In estate si era fatto di tutto per rinforzare la rotazione, rinnovando Shannon Brown e firmando Steve Blake e Matt Barnes dal mercato dei free agent. Dopo le partenze di Vujacic e Farmar il salto di qualità sembrava assicurato, ma i cosiddetti “Killer B’s”, non hanno fatto ancora registrare miglioramenti rispetto alla panchina edizione 2009-2010, considerata il problema principale delle fatiche patite durante la seconda corsa al titolo consecutivo. Noi speriamo vada meglio in questa postseason, ma a parte l’impatto del già citato Odom, la panchina, o meglio, la second unit, non ci fa sperare in grandi cose. Saremo felici di essere smentiti!
MOMENTI
L’inizio di stagione con la vittoria contro Houston, che ha dato il la ad un record iniziale di 8-0;
Dopo l’All-Star Game e dopo tanti dubbi da parte di stampa e tifosi per le scarse prestazioni della squadra, arriva un record di 17-1 (prima di perderne 5 in fila), che dimostra quando forti e da temere siano i Lakers;
Il rientro di Drew a metà Dicembre ha rappresentato una svolta per le scelte offensive e difensive dello staff di Jackson. Tutti, in particolare i lunghi, attendevano il rientro del centro e la differenza si è vista;
La vittoria dopo ben 3 overtime contro i Suns: la partita più bella e pazza della stagione. In assoluto.
Da dimenticare:
Le 4 sconfitte consecutive a cavallo fra Novembre e Dicembre: prima volta nell’era Gasol;
Altre tre sconfitte consecutive a Gennaio, dopo le quali si diffondono voci di possibili trade e abbandoni improvvisi (vedi Artest o la “soap-opera” riguardante Carmelo Anthony, che ha coinvolto persino i Lakers e Bynum);
Le 5 sconfitte in fila che arrivano come un fulmine a ciel sereno dopo il 17-1 di marzo e aprile;
La paura per Bynum, il cui infortunio contro gli Spurs aveva fatto temere il peggio, ma invece tutta Los Angeles ha potuto tirare un sospiro di sollievo.
Le 4 sconfitte consecutive a cavallo fra Novembre e Dicembre: prima volta nell’era Gasol;
Altre tre sconfitte consecutive a Gennaio, dopo le quali si diffondono voci di possibili trade e abbandoni improvvisi (vedi Artest o la “soap-opera” riguardante Carmelo Anthony, che ha coinvolto persino i Lakers e Bynum);
Le 5 sconfitte in fila che arrivano come un fulmine a ciel sereno dopo il 17-1 di marzo e aprile;
La paura per Bynum, il cui infortunio contro gli Spurs aveva fatto temere il peggio, ma invece tutta Los Angeles ha potuto tirare un sospiro di sollievo.
Ecco il calendario per la serie contro gli Hornets, al cui proposito ci sarà una preview su questo blog nei prossimi giorni. Finalmente può avere inizio il periodo più bello dell’anno!
http://romanzogialloviola.playitusa.com/2011/04/si-poteva-fare-molto-di-piu-la-regular-season-dei-lakers/

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